«Sono convinto che si formeranno delle unità creative, in cui architetto, pittore e scultore, alla maniera dei Maestri Comacini, daranno un nuovo volto all'architettura moderna […] La sintesi dell'architettura con le altre arti si può concepire soltanto nel convivere degli architetti con i pittori e gli scultori alla maniera dei Maestri Comacini»
Ico Parisi in Numero, Milano, gennaio - marzo, 1953
Una mostra da sfogliare tra le pagine del libro dedicato alla casa di Ico Parisi, curato da Flaminio Gualdoni ed edito da Electa nel 1999 grazie all'interessamento di Franco e Roberta Calarota, fondatori di Maggiore g.a.m. Una moderna "viewing room" per entrare virtualmente nelle stanze dell'abitazione di Como in via degli Scalini dove dalla fine degli anni Cinquanta, Ico Parisi creò le sue architetture ed i suoi iconici pezzi di design, collezionò arte, invitò alcune delle figure più importanti dell'arte del XX secolo ad intervenire e visse con la moglie Luisa, alla continua ricerca di quella integrazione tra le arti che vedrà un ulteriore passo avanti nella "Casa esistenziale" da lui voluta nel 1972. Un documento prezioso, un viaggio alla scoperta di Ico Parisi e di quel mezzo secolo di storia dell'arte, dell'architettura e del design da lui attraversato, insieme agli amici che con lui collaborano da Lucio Fontana a Fausto Melotti, da Bruno Munari a Francesco Somaini, da Mario Radice ai tanti che hanno lasciato testimonianza del loro passaggio attraverso le opere appese alle pareti o integrate nell'archiettura.
Il tramontare degli anni Cinquanta vede sulla scena del panorama nazionale e internazionale, apparire progetti per grandi piani urbani, ora visionari, ora utopici, in piena simmetria con un dibattito molto vivace incentrato sul rapporto uomo-città. All'interno di questo contesto, Ico Parisi focalizza la sua attenzione su una dimensione più minuta e più umana: lo spazio intimo e raccolto della casa. Lontano dalle preoccupazioni funzionaliste che tengono occupati certi colleghi, Parisi concepisce la casa "come tana dell'intelletto e di funzioni eistenziali" - come descritto da Flaminio Gualdoni - un luogo in cui oggetti, mobili, tappeti e opere d'arte dialogano: uno spazio dinamico il cui nucleo pulsante vibra grazie alle atmosfere evocate da tali incontri. È una sobria civiltà del vivere quella che Parisi porta avanti nel suo intento. Un insieme di stile, sperimentazione e conoscenza che confluisce nello studio La Ruota, fondato a Como nel 1948 insieme alla moglie Luisa Aiani e attivo fino al 1996. Centro propulsore di stimoli e creazioni La Ruota, oltre che spazio di esposizione delle opere di maestri ammirati come Umberto Boccioni e Pablo Picasso, è anche un negozio e un luogo di scambio creativo e intellettuale: lo sfondo ideale per gli incontri di un mondo geniale ma all'epoca ancora poco conosciuto, quello di designer e artisti quali Giò Ponti, Paolo De Poli, Gegia e Marisa Bronzini, Renata Bonfanti, Fulvio Bianconi, Federico Bonaldi, Alessio Tasca che qui trascorrono il loro tempo libero.
Dopo una serie di sperimentazioni architettoniche incentrate sul tema dell'abitazione privata, Parisi giunge ad una tappa fondamentale della sua ricerca con la realizzazione nel 1957 del Condominio Sant'Antonio in via Scalini a Como. Sul tetto di tale condominio, che si innalza per quattro piani, Parisi concepisce l'idea della propria casa. Qui l'area abitativa viene ricavata da una sorta di tetto ipertrofico generatore di spazi, per i quali viene prediletto l'utilizzo di materiali all'avanguadia come la modernfold e il cemento a vista, il tutto sovrastato da una copertura mossa e continua, che nel determinare un rapporto inestricabile con le aree dell'abitazione, porta ad esiti visivi spettacolari il rapporto tra interno ed esterno. In tale dialettica risulta fondamentale il sistema di vetrate che permette allo sguardo di godere di una delle vedute più belle del lago di Como, ma la vetrata, in controtendenza rispetto alla nuova regola moderna, non invalida la segretezza dello spazio interno, mantenendone invece discrezione e intimità. Sono proprio queste le caratteristiche in grado di determinare l'atmosfera della casa, i cui spazi si definiscono progressivamente al seguito di una percezione vivida del corpo e dei sui movimenti quotidiani, e in cui la misurazione di gesti ed emozioni dimostri come l'unica modernità possibile sia quella di pensare una casa innanzitutto come luogo emozionale.
Sostenitore di una sintesi completa di arte ed architettura, Parisi identifica nella compenetrazione dell'opera di architetti, scultori e artisti, l'essenza ultima della genesi dello spazio. Ecco perchè non c'è un angolo della sua casa che non sia individuato dalla firma di un autore: alcune pareti - come quella sotto la scala - sono letteralmente invase da opere d'arte; spostandosi verso il terrazzo si incontra un grande mosaico di Francesco Somaini, di cui si nota anche una scultura a segnare la canna fumaria; sono frutto di una sensibilità artistica anche elementi di natura prettamente funzionale,come nel caso dell'intervento di Fausto Melotti per le piastrelle del bagno e di Lucio Fontana per la pavimentazionedel terrazzo realizzata in cemento nero e vetro di Murano.
La presenza di Fontana, insieme a quella di Fausto Melotti e Bruno Munari, è disseminata in molti spazi della casa. Di Melotti sono allineate su una mensola del soggiorno cinque sculture in ottone, tra le più poetiche. L'incontro con Bruno Munari avviene nella Scultura da viaggio che campeggia sul tavolo dello studio e nella scultura mobile appesa sopra il tavolo da pranzo, mentre la presenza di Fontana si fa notare nel graffito con inserti di vetro, davanti alla zona del soggiorno, e in un magnifico olio rosa che sovrasta il tavolo-mensola progettato da Parisi: uno dei mobili più celebri del design del dopoguerra. Personalità di rilievo nel discorso di una concezione integrativa delle arti, questi artisti sono protagonisti di un prolifico rapporto di stimolo e scambio reciproco con Ico Parisi. Altra presenza costante nella casa è quella di Mario Radice, che contribuendo fin dall'inizio alle esperienze architettoniche di Parisi, stringe con lui un sodalizio che li vide complici, oltre che nel lavoro, anche nella vita. Testimoni nella casa di questo legame sono gli oli, i pastelli, ed una fitta serie di disegni. Oltre al tracciato delle presenze assidue in casa Parisi, ce n'è un altro, quello di una mappa degli affetti di Ico e Luisa: ne fanno parte Umberto Boccioni, Mario Schifano, Achille Perilli, Mauro Staccioli. Nell'area ai lati del tavolo da pranzo ecco un multiplo con ritocchi di Lucio del Pezzo, passando nel vano sotto la scala si apre una quadreria di cui si ricordano altre opere di Del Pezzo, ma anche di Enrico Baj, Gianni Colombo, Gaston Chassiac, Giulio Paolini, Franco Vaccari e molti altri. Tutte queste opere, insieme a alla struttura archittetonica della casa e pezzi di mobilio che hanno fatto la storia del design, si percepiscono come una moltitudine di presenze atte a rendere questo luogo un esempio irripetibile di opera d'arte totale, dove l'apporto dei singoli elementi si trasforma in un gioco di affinità e di equilibri interdipendenti. Alcune opere riportano provenienze di gallerie, ma per la grande maggioranza si tratta di lavori giunti direttamente dagli artisti, a sottolineare ancora una volta quanto fosse fondamentale per la prassi generativa delle creazioni di Parisi, l'apporto di una fitta rete di relazioni intessuta tra illustri professionisti del mondo della forma e della visione.